Lady Chocolate never lies...

Verso Itaca: tre donne e un uomo
mercoledì, 14 ottobre 2009

Gigi

Lui è Gigi, era un randagio, ora ha tutta una casa da distruggere!

Gigi
postato da Chocolady alle ore 10:04 | link | commenti (21)
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mercoledì, 02 settembre 2009

Deliri

Ferma al centro di un microcosmo in moto, mi chiedo dove sta andando a finire la mia vita.
Di certo la direzione che pare voglia prendere non è quella che avrei voluto darle io qualche tempo fa.
Penso velocemente. Considero gli anni passati. Li immagino diversi. Li fermo. Li rivolto.
No.
Non c'era via di scampo.

Sorseggio aria calda, mentre la luce del sole mi acceca, rendendo meno nitido quel campo affamato di terra e cielo.
Aspetto ancora un po'.
Aspetto che nulla accada.
Ancora una volta.
E il mais secca nei miei occhi.

Mais
postato da Chocolady alle ore 11:11 | link | commenti (12)
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giovedì, 20 agosto 2009

E alla fine...

lo abbiamo fatto!
Due settimane di ferie, un po' dai miei e un po' dai suoi.
Da tutto questo ho dedotto:
-meglio andare a riposare o esplorare dove non ci sono parenti, vicini e lontani;
-meglio un posto fresco anche d'estate;
-se alla suocera dici no per lei è sì;
-se alla suocera dici sì per lei è sì al quadrato;
-a tavola con gli altri le parole "poco" e "meno" non esistono;
-fare buon viso a cattivo gioco è lesivo di timpani, occhi e cervello;
-le famiglie numerose hanno un coefficiente di complicazione direttamente proporzionale al numero dei loro componenti (cari estinti inclusi);
-i detti "parenti serpenti" e "i parenti sono come le scarpe: più sono stretti e più fanno male" sono assolutamente veri;
-mai entrare nelle dispute familiari altrui;
-i consigli non sono mai ben accetti, a maggior ragione se sono saggi e/o ragionati e disinteressati;
-se sai fare qualcosa sei automaticamente in competizione;
-se non sai fare alcunché sei un incapace;
-il detto "moglie e buoi dei paesi tuoi" diventa vero entrando in famiglia;
-se non fai loro visita si offendono, se fai loro visita ti monopolizzano (sempre i parenti);
-il gallo del vicino canta sempre più forte;
-mangiare un fico appena colto non ha prezzo;
-la vecchiaia dà schiavitù e libertà;
-il silenzio è d'oro, ma non sempre si può tacere;
-il mercato è bello solo al fresco e senza la compagnia di cercatori di occasioni;
-un taxi può costare più di una cena;
-sono più cinica di ciò che pensavo;
-in vacanza il mio self-control fa cagare!

Ecco, sono tornata. Buon pro mi faccia, ché se un crostone o un cannolo appena fatti hanno un costo che vale lo stress, la tranquillità della nostra casa è un lusso irrinunciabile.
postato da Chocolady alle ore 12:15 | link | commenti (24)
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lunedì, 29 giugno 2009

Agonizzante, rotolo

Il posto mi piace, vivace e colorato, ma sto sempre in quest’angolo anonimo a sentire gli odori, ad assorbirli fino all’ultima molecola: rum, tabacco, zolfo, cocco e lavanda, fumi di cucina. Non importa se piove o fa bello, non mi è concesso spostarmi. In questi giorni di pioggia ho ascoltato le gocce battere sui vetri e sulle togole e mi sono lasciata prendere dallo sconforto.

Il tempo passa e io posso solo osservare le ragnatele ondeggianti ad ogni filo d’aria in movimento e disprezzare le lente mosche ronzanti senza poterle allontanare.

Una pianta casca mollemonte dalla mensola in alto. Dalla mia posizione riesco a scorgere soltanto il retro delle sue molte foglie bicolori. Di certo non è l’unica, ma l’unica che io vedo.

Non sono felice, ma non posso lamentarmi, seppure non è quello che pensavo per me. Nessuno pensa mai che finirà nella monotonia di giornate sempre uguali a scacciare la malinconia come con uno sventolio di coda un cane scaccia un insetto, continuamente emarginata in un posto frequentato da chi va e viene in fretta per correre a vuotare bicchieri, fare chiacchiere, terminare lavori, strappare tempo al tempo saturando ogni angolo di vita.

Nonostante si servano di me, non pare abbiano minuti da dedicarmi e lasciano che mi crogioli nella mia solitudine. I pensieri ne stravolgono i volti, sono rapidi e distratti, sospirano, parlano, sì, ma da soli, m’ignorano mentre le loro mani s’agitano intorno a loro. Ogni volta che qualcuno viene qui, mi sento lacerare la pelle dalla freddezza di un gesto abitudinario. Mi strappano via frantumi di dignità, dilaniando la mia sottile corazza, troppo morbida per il loro essere inconsulti e voraci.

Vogliono. Cercano. Si servono. Ma resto un perfetto nessuno nella pienezza del loro mondo vicino all’esplosione, stipato come un bagaglio per un trasloco.

Ecco, la porta si apre, il solito rito si compie. Il mio senso di utile inutilità cresce mentre mi sento scivolare ancora qualche centimetro verso il basso. Il tatto di lei è gentile, ma non cambia il fatto che finirò di nuovo brutalizzata e poi gettata via. Ancora per un po’, ancora una volta fino alla fine. Vorrei fosse tutto “avanti veloce”, per evitare l’agonia e il lento scempio di me, ma nella vacuità della mia esistenza è tutto troppo freddo e insopportabilmente dilatato nell’abitudinarietà.

Un altro mio brandello vola via.

Poi tutto finisce in uno schhhhhhhhhhhhhhh... iuma. Acqua pulita.

postato da Chocolady alle ore 14:37 | link | commenti (24)
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domenica, 26 aprile 2009

La cura

Prendere una pastiglia al bisogno.

Non era difficile, anzi, sicuramente meglio della precedente terapia, quella della letargia perenne.

La prima volta che ne ho avuto bisogno ho anche avuto paura. Dopo mezz’ora non avevo più la faccia. Ne ero certa, era sparita! Eppure le mani e lo specchio smentivano il cervello. Lei era lì, al suo posto solito con la solita forma. Mi guardava coi suoi occhi color “nero fondente, signorina, impressionante!” come fossi pazza e per un attimo le ho dato ragione. Pazza. Null’altro.

Poi, spinta dalla fame feroce, mi sono diretta in cucina chiedendomi come avrei potuto mangiare senza bocca. La mente sorrideva a quel pensiero e, se l’avessi avuta davvero, anche la faccia avrebbe riso, ma l’avevo appena persa.

Muovevo le mani sul tagliere ripetendo gesti meccanici di sempre e contando per calmarmi. Uno due tre quattro… la cipolla in frigo… cinque sei... sangue sul pavimento… sette otto nove… ma è mio?... dieci undici dodici… ho un dito squarciato... tredici quattordici quindici… e quando è stato?

Ho lasciato tagliere e coltello e sono andata in bagno in cerca di un cerotto. Nulla di grave, solo un taglietto, ma non l’ho sentito. Possibile?

Ho mangiato facendo attenzione a tutto, ad ogni piccolo movimento e contatto, ho mancato il bicchiere rovesciandolo irrimediabilmente, eppure credevo d’averlo afferrato, ho dato una testata allo scolapiatti e ho sentito solo il rumore, ho afferrato un coltello appuntito e l’ho infilato alla base del medio destro. L’ho visto, ho visto la lama stretta nella mia mano sinistra bucarmi un dito, eppure quel dito non era mio. Ho visto un filo di sangue colarmi lungo il braccio, ma non ho sentito il dolore. Coltello sangue dolore. Così funziona, ma non quel giorno. Non dopo la terapia.

Mi sono lavata e disinfettata. Nello specchio un viso pallido e spettinato cercava conforto. L’ho guardato pensando “Ecco come si diventa quando s’impazzisce”. Sono andata a letto.

Al risveglio tutto era normale, al suo posto. La faccia la bocca i cerotti il dolore e ancora, negli occhi, un lampo di follia.

Poi la calma.

postato da Chocolady alle ore 13:14 | link | commenti (26)
categorie: dolore, farmaci, cure, antidepressivi, medicinali, emicrania, insensibilitĂ 
martedì, 21 aprile 2009

TRASH PEOPLE ONLY!

C'è la luna 'n menzu 'u mari

C'è la luna 'n menzu 'u mari
Mamma mia m'a a maritari.
Figghia mia, a cu t'a a dari?
Mamma mia, pensaci tu!

Si ci dugnu lu dutturi
iddu va, iddu veni
la supposta 'n manu teni
se ci pigghia la fantasia
mi suppostia la figghia mia

Oh mammà mi vogghiu marita'
Oh mammà mi vogghiu marita'
Oh mammà mi vogghiu marita'
Figghia mia, a cu t'a a dari?
Mamma mia, pensaci tu!

...

(A mio padre, che l'ha avuta, l'idea del dottore faceva tanto ridere e pure a me)

postato da Chocolady alle ore 15:21 | link | commenti (5)
categorie: poesia, trash, dialetto, siculo, canzoni siciliane
venerdì, 03 aprile 2009

Mi dissocio

Questo vuol dire che:
quando il governo difende i propri interessi anziché i nostri noi siamo consenzienti e quindi complici
quando il governo è imputato in processi di corruzione mafia varie ed eventuali noi siamo complici
quando il governo calpesta i diritti dei cittadini negando loro l’uguaglianza sociale noi siamo complici
quando il governo taglia i fondi alla ricerca alla scuola alla sanità varie ed eventuali noi siamo complici
quando il governo promulga leggi ad hoc per la propria autodifesa e per avere un migliore attacco noi siamo complici
quando il governo fa pessime figure in campo internazionale noi siamo complici
quando il governo trova false soluzioni a reali problemi noi siamo complici
quando il governo ritratta noi siamo complici
quando il governo mente noi siamo complici

Quando il governo sbaglia e non corregge il tiro se non barando spudoratamente noi siamo complici.

Mi dissocio formalmente e pubblicamente da tutto questo.


E poi mi pareva d'aver sentito dire che si intende creare un’Italia fondata sul merito anziché sulle pacche sulle spalle, no? Dunque chi fa bene se ne prenda le lodi, chi fa male faccia ammenda e risponda prendendosi le proprie responsabilità.


Governo compreso.

postato da Chocolady alle ore 22:15 | link | commenti (16)
categorie: napoli, spazzatura, governo, pubblicitĂ  progresso
martedì, 24 marzo 2009

Buongiorno mondo

La mattina sono molto più intollerante, non perché dormo male o perché non dormo affatto, ma perché mi sveglio con un senso di ordine e pace interiore di cui, puntualmente, la gente fa scempio.
Ecco perché quel giorno ce l'avevo con quelle donne: stavano lì, davanti all'ingresso di un condominio, una con le chiavi in mano, e occupavano beatamente tutto il marciapiede. Parlavano, anzi, gridavano. Credo dipendesse dall'età: l'udito deperisce col tempo, certo non è così per tutti, ma, evidentemente, era così per loro.
Formavano, con una certa naturalezza, un cerchio quasi perfetto (donna-trolley-donna-trolley...), come fosse loro abitudine riunirsi in quel modo e questo rese il tutto molto più inquietante e irritante.
Non ero in ritardo, no, non lo sono mai, ma piuttosto impaziente, volevo togliermi di là in fretta, camminare a passo svelto e riflettere lentamente, distendere la mente e cercare di vedere le cose con oggettiva chiarezza, come non fossero mie, come non fossero crucci.
Con controllata educazione chiesi permesso, ma non sentirono, prese com’erano dalla ciarla e dalla necessità di leggere le labbra, data la loro carenza uditiva. Alzai progressivamente il tono, ma nulla, m’ignoravano, quasi fossi invisibile, come per dispetto. Sentivo l’irritazione crescere insieme al volume e alla vibrazione collerica della mia voce, ma loro non si smuovevano.

Ad un tratto mi sentii dire, con estrema calma e quasi sussurrando: "E allora, che ne dite di levarvi dai c******i e di liberare il passaggio? Credete forse che questo pubblico suolo sia vostro? Lì c’è un bar, potreste andare a rompere i timpani al gestore invece di star qui ad aumentare l’inquinamento acustico”.

Una di loro, la più vicina a me, disse isterica: “Ma come si permette! Lei è…”

Non la lasciai finire: “Ah, vedo che ci sentite bene! Forza babbione, tutte a casa!”

Passai disinvolta e ripresi il mio passo zen. Quello che mi rende il lume della ragione e la grazia della socialità.

Sarei potuta scendere dal marciapiede facendo un vorticoso slalom tra le auto in sosta e quelle in coda al semaforo, avrei potuto “bussare” sulla spalla di una di loro per sottolineare la mia presenza, avrei potuto attraversare, ma avrei solo frullato i miei pensieri e complicato l’esito di un’intera giornata.

Perché rischiare quando si può avere il massimo risultato col minimo sforzo?



Mrs Blonde
postato da Chocolady alle ore 11:38 | link | commenti (12)
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martedì, 13 gennaio 2009

Gli svizzeri hanno una buona mira

La città l'abbiamo trovata bianca, sotto una pesante coltre di neve e ghiaccio, ma mai un tram in ritardo e mai un controllore in giro, quasi fosse impossibile pensare che uno del luogo possa permettersi di abusare di un servizio. Sui marciapiedi, piccoli sassolini a fare da antiscivolo e non solo per i turisti imbranati!
Tutto in tedesco: istruzioni per il tram, biglietterie automatiche, perfino i menù al ristorante, ma un po' per culo un po' per intuito non abbiamo mai mangiato qualcosa di poco gradito.
Di Berna porto nel cuore la Zytglogge, il palazzo del parlamento con le sue cupole verde e oro, la neve sui tetti, la pace delle sere, i locali "démodé", il profumo intenso di fonduta e salsicce che permea l'aria all'ora dei pasti riempiendoti perfino lo stomaco e l'immensa quantità di cioccolata che si può trovare ovunque. Di Berna conservo l'immagine d'un opaco sole che quasi pare la luna e uno scorcio di case bianche e rosa a fare d'angolo tra alberi e acqua.
Pulita, a dispetto del ghiaccio, eccetto qualche capodannesco residuo conservato sotto di esso quasi come in una teca, lì a dire che pure nell'ordinata tranquillità bernese, fatta di pasti a orari ospedalieri e silenziosi fine settimana, i bagordi sono stati fatti.
E in albergo una "sorpresa": in bagno niente scopino, come a dire che gli svizzeri, oltre al resto, hanno pure una buona mira!
Andateci a Berna, a vedere le sue fontane, i suoi colori e a tentare di fare centro. Andateci e provate a dire che non è meravigliosa.

Berna, paesaggio
postato da Chocolady alle ore 12:31 | link | commenti (20)
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mercoledì, 10 dicembre 2008

La Mrs e le FS

Una vecchia pubblicità delle meravigliose ferrovie italiane così diceva: "Viaggiamo verso i prossimi cento anni". Il seguente è solo l'ultimo di una lunga serie di reclami inoltrati dalla sottoscritta...

Prescindendo dai disagi causati dai lavori in corso, che sono un bene, mi chiedo: lo fate mai un giro sui vostri treni?
Arrivare in stazione è semplice e pratico, acquistare il biglietto meno, ché quando bar, edicola e biglietteria sono contemporaneamente chiusi, e capita, l'unica soluzione è viaggiare gratis ché la biglietteria automatica è distrutta.
I treni sono lerci fuori e inimagginabilmente luridi dentro: sporcizia diffusa, polvere imperante, ergonomia inesistente e spazio ridotto, tanto che quattro paia di ginocchi che si guardano a coppie sono impensabili a meno che i viaggiatori non siano tutti più bassi del metro e sessanta. Dopo il tramonto è difficile individuare la stazione di passaggio, a meno che uno non le conti o non sia assolutamente pratico del posto. Ma la cosa sconvolgente è pagare un servizio per rischiare di prendersi una qualsiasi infezione, il minimo è far scatenare un'allergia.
E non vale per il solo viaggio di ieri, ma pure per i precedenti.
Cordiali saluti,   Mrs B.

Ecco il testo della cortese risposta:

Gentile Mrs, facciamo seguito al Suo reclamo del 30 ottobre scorso, esprimendoLe il nostro rincrescimento per quanto da Lei giustamente manifestato. Consapevoli della scarsa pulizia riscontrata sui nostri treni,  non possiamo che confermare la veridicità di quanto da Lei comunicato  e siamo pienamente coscienti che la pulizia è uno degli elementi che concorrono a garantire al cliente un servizio soddisfacente. Ed è per tale motivo che abbiamo segnalato il forte disagio da Lei manifestato ai Referenti delle pulizie per le necessarie azioni correttive; gli stessi ci hanno comunicato di avere concordato con la ditta appaltatrice un programma di pulizie più efficace da attuare in tempi brevi.

 

Comprendendo la situazione di disagio per il quale Le rinnoviamo le nostre scuse, confermandoLe il nostro impegno per il miglioramento del servizio,  La salutiamo cordialmente.

 

cdg.

 

Il presente reclamo e'stato gestito da:

Divisione Passeggeri Regionale Direzione Regionale *********- Il Responsabile Commerciale

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Ma sarà stato davvero utile?

postato da Chocolady alle ore 15:49 | link | commenti (11)
categorie: viaggi, treni, ferrovie italiane, comfort